Fermatevi in Piazza del Comune alle otto del mattino, prima che arrivino i primi pullman, e la piazza vi sembrerà il centro tranquillo di una città medievale. Sul lato nord si alzano sei colonne corinzie, consumate fino al colore dell’avorio antico, a reggere un timpano che veglia su questo spazio da duemila anni. Quasi tutti i visitatori le fotografano e proseguono verso la Basilica. Pochissimi imboccano la piccola porta a qualche passo di distanza, scendono una rampa di scale e scoprono che la piazza su cui si trovavano un attimo prima è in realtà un tetto: che sotto il selciato si apre un’altra piazza, un’altra strada, un’altra Assisi, quattro metri più in basso e considerevolmente più antica. Assisi non è una città con resti romani. È una città romana su cui è stata costruita una città francescana.
Asisium: una città costruita per terrazze
Molto prima di Francesco, prima della Basilica, prima che la pietra rosa del Subasio venisse cavata per la grande chiesa superiore, questo versante era già abitato. Popolazioni umbre si insediarono su questi pendii intorno al 1000 a.C., scegliendo alture fortificate sopra la valle del Tevere. Seguì l’influenza etrusca dal 450 a.C. circa, e nel 295 a.C. Roma aveva ormai il controllo dell’Italia centrale. La città che i Romani costruirono qui si chiamava Asisium, e nell’89 a.C. fu elevata al rango di municipium: una città di cittadini romani, con i propri magistrati e una propria ambizione civile.
Ciò che rende Asisium straordinaria non è la sua esistenza, ma il modo in cui fu costruita. I Romani non spianarono la montagna: lavorarono con essa. La città venne edificata come una successione di terrazze artificiali tagliate nel fianco del Monte Subasio, ciascuna sostenuta da murature di contenimento, ciascuna destinata a una diversa funzione civica. La zona orientale più alta ospitava le mura difensive, una cisterna monumentale e un santuario dedicato a Cupra Mater, divinità etrusca dell’amore e della fertilità che, quando il latino divenne lingua ufficiale, fu silenziosamente ribattezzata Bona, la Venere romana. La zona occidentale più bassa si apriva in un’ampia piazza pubblica con fontana.
Quella logica terrazzata non è mai scomparsa. È la ragione per cui Assisi si legge ancora oggi come si legge: una città di fasce orizzontali impilate lungo un fianco di montagna, collegate da ripidi vicoli trasversali, ogni strada a una quota diversa con una vista diversa. Quando salite dalla Basilica verso la Rocca e sentite la città salire in ripiani distinti sotto i vostri piedi, state percorrendo una decisione ingegneristica romana presa più di duemila anni fa. L’Assisi medievale non sostituì quel disegno: lo ereditò, e vi costruì sopra in pietra.
Le stanze sette metri più sotto
Il modo più diretto per capirlo è scendere sottoterra. Sotto Piazza del Comune, con accesso dalla cripta romanica dell’ex chiesa di San Nicolò “de platea”, si trova il Foro Romano di Asisium: non una ricostruzione, ma l’effettivo centro civico della città antica, conservato sotto la piazza moderna. La pavimentazione originale in calcare è ancora al suo posto, in grandi lastre di pietra locale. E con essa il podio con i sedili per i magistrati, il basamento del tempio con le porte di accesso al portico, una cisterna monumentale, un piccolo tempio tetrastilo dedicato ai Dioscuri e le tabernae, gli spazi commerciali in cui Asisium svolgeva i propri affari quotidiani. Siete sul pavimento su cui stava un mercante romano. La distanza fra i due è di pochi metri di secoli accumulati.
In superficie, la facciata templare che domina la piazza è da sempre chiamata Tempio di Minerva, anche se gli studiosi oggi la associano con maggiore sicurezza ad altre dedicazioni. Dal 1539 ospita la chiesa di Santa Maria sopra Minerva, dotata di un interno barocco nel Seicento. Il risultato è una delle frasi architettoniche più eloquenti d’Italia: colonne romane, una chiesa cristiana, una piazza medievale, tutto in un solo sguardo. Goethe, arrivato qui nel 1786, si interessò notoriamente più a questo tempio che alla Basilica.
Poi ci sono le case private. Sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore, tre ambienti contigui di una domus romana furono scoperti nel 1864 e scavati più estesamente un secolo dopo. Le pareti conservano graffiti, fra cui versi poetici, uno dei quali menziona una domus musae, la casa della Musa. Assisi è generalmente considerata la città natale del poeta elegiaco latino Properzio, nato intorno al 50-45 a.C., e la tentazione di collegare le due cose si è rivelata irresistibile per oltre un secolo, benché non esista alcuna prova archeologica. Poco distante, sette metri sotto il livello stradale sotto Palazzo Giampè, la Domus del Larario conserva qualcosa di ancora più raro: murature romane in elevato alte quattro metri in tutti gli ambienti, con mosaici e affreschi restaurati di recente. Fuori da Roma e Pompei, uno stato di conservazione simile è pressoché inaudito. È visitabile solo dall’alto, proprio per proteggerla. Entrambe le domus sono aperte su prenotazione, con un biglietto cumulativo di circa 10 euro: una delle grandi esperienze sottovalutate del viaggio in Italia.
Perché gli strati contano per ciò che stiamo costruendo
Ci pensiamo continuamente a Via San Francesco Assisi, l’hotel diffuso che stiamo creando in due edifici storici a pochi minuti dalla Basilica. Restaurare in una città come questa non significa mai scegliere un’epoca e congelarla. Il nostro ex convento trecentesco, The Convent, non è puramente trecentesco: è un’idea del XIV secolo appoggiata su murature più antiche, adattata nel Cinquecento, alterata nell’Ottocento e oggi letta con attenzione da noi nel XXI secolo. Quando i nostri restauratori aprono un muro, la domanda raramente è “che cosa c’era qui?”, ma “quante cose c’erano, e quale di esse parla ancora?”
La sala voltata nella fotografia qui sopra ne è un esempio perfetto. Riportata alla pietra, illuminata dal pavimento, rivela una volta a botte e una snella finestra ogivale che nessun ospite avrebbe mai visto sotto gli intonaci e i controsoffitti che abbiamo ereditato. Quella volta non l’abbiamo aggiunta: l’abbiamo scoperta. E poi abbiamo dovuto decidere, come i Romani sulle loro terrazze, come costruire con ciò che la montagna e i secoli ci avevano già consegnato. Il lusso autentico ad Assisi non si inventa: si rivela. Il miglior boutique hotel dell’Umbria, ne siamo convinti, non è quello che impone di più, ma quello che toglie con più intelligenza.
Camminare nella città più antica
Se visitate Assisi prima della nostra apertura nel 2028, vi suggeriamo una piccola variazione all’itinerario abituale. Dedicate alla Basilica la mattinata che merita, poi passate un pomeriggio sottoterra. Il Foro Romano, le due domus, i tratti superstiti delle mura difensive costruite fra il 150 e il 100 a.C.: insieme richiedono forse tre ore e costano meno di un biglietto da museo in una capitale. Riemergerete in Piazza del Comune capendo esattamente perché la piazza si trova dove si trova, perché la città sale secondo il disegno con cui sale, e perché ogni muro qui è più antico di quanto sembri.
Stiamo documentando il nostro restauro mentre accade: le scoperte, le decisioni, le discussioni con i nostri stessi preconcetti. Seguite il progetto e iscrivetevi al nostro journal per veder diventare due edifici storici nel cuore di Assisi, lentamente e con cura, un hotel all’altezza del terreno su cui poggia.