Prima dell’alba, le pietre di Via San Francesco sono ancora fresche della notte, e l’unico suono è lo strascico di un bastone da cammino sulla pavimentazione duecentesca. Entro un’ora, i primi pellegrini della giornata gireranno l’angolo sotto la Basilica, zaino in spalla, seguendo un percorso che da quasi otto secoli conduce i viandanti ad Assisi. Stanno percorrendo la Via di Francesco — e, che lo sappiano o no, ripercorrono uno dei cammini di pellegrinaggio più antichi e meno commerciali d’Europa.
Un percorso cucito insieme da mille piccoli viaggi
La Via di Francesco non è mai stata costruita come una strada unica. È cresciuta, alla maniera medievale, dalla concatenazione di decine di brevi pellegrinaggi locali già esistenti da secoli attorno agli eremi e ai santuari legati alla vita di Francesco d’Assisi. Monaci, contadini e devoti si spostavano tra questi luoghi molto prima che qualcuno pensasse a tracciare sulla mappa una linea continua che li unisse.
Oggi quella linea si estende per oltre 300 chilometri e circa tredici tappe, partendo dall’eremo di Sant’Antonio a Montepaolo, vicino Dovadola, sulle colline sopra Forlì, per concludersi qui, ad Assisi. I tratti settentrionali salgono tra i passi appenninici, con un dislivello vero da guadagnare passo dopo passo; l’avvicinamento attraverso l’Umbria si addolcisce in una campagna più dolce, baciata dal sole. Lungo il cammino si toccano Portico di Romagna, Sansepolcro, Città di Castello e Gubbio, e si attraversano alcuni degli eremi più sacri alla storia francescana — Camaldoli, Montecasale e, soprattutto, La Verna, il santuario di montagna dove Francesco ricevette le Stigmate. È, in ogni senso, un pellegrinaggio prima ancora che un trekking: una strada pensata per essere percorsa lentamente, con un’intenzione precisa.
Il cammino lento come nuovo lusso
Non è un caso che la Via di Francesco abbia trovato una seconda vita proprio tra quei viaggiatori che un tempo avrebbero prenotato un resort a cinque stelle senza mai allontanarsi dalla piscina. Un numero crescente di ospiti raffinati considera oggi un cammino di più giorni — guadagnato, senza fretta, scomodo quanto basta — tra le esperienze più preziose che un viaggio di lusso possa offrire. Il percorso può essere affrontato da nord, partendo da Firenze o Rimini via La Verna, oppure da sud, risalendo da Roma, in dodici o quindici tappe di difficoltà variabile, a piedi, in bicicletta o a cavallo. I pellegrini che completano un tratto qualificante possono ritirare la Credenziale ufficiale del Pellegrino, timbrata borgo dopo borgo, e al termine il Testimonium Viae Francisci — una piccola attestazione scritta a mano di aver percorso lo stesso terreno di chi li ha preceduti.
Ciò che rende la Via di Francesco diversa dalle sue cugine più celebri in Spagna e in Francia è proprio la sua sobrietà. Qui non esiste una vasta infrastruttura per pellegrini, né folle incanalate verso attrazioni a pagamento. Lo spirito francescano che ha plasmato il percorso — gratitudine per le piccole cose, generosità verso lo straniero, rispetto per la terra — governa ancora oggi il modo in cui lo si vive: un pugno di camminatori, un bar di paese, la porta aperta di una cappella eremitica, e poi Assisi che si alza davanti, sulla sua collina, più o meno come otto secoli fa.
Dove il cammino arriva
È proprio questa la storia a cui vogliamo che Via San Francesco Assisi appartenga, quando aprirà le sue porte. Il nostro hotel diffuso prende forma in due edifici storici che sorgono quasi letteralmente nel punto in cui l’antico cammino dei pellegrini incontra la città — l’Edificio 48, “The View”, affacciato direttamente sulla Basilica di San Francesco, con una terrazza pensata per la vista che un tempo i pellegrini conquistavano solo salendo; e l’Edificio 19, “The Convent”, un ex convento trecentesco i cui affreschi medievali stiamo riportando alla luce, stanza dopo stanza, mano a mano che procede il restauro. Un pellegrino che conclude tredici tappe della Via di Francesco e un ospite arrivato in aereo per un lungo weekend di lusso silenzioso giungeranno alla stessa soglia — e vogliamo che entrambi sentano che il cammino, breve o lungo che sia stato, valeva la pena di essere percorso.
Assisi non ha bisogno di costruire artificialmente il proprio senso dell’arrivo. Ha già ottocento anni di persone che vi camminano incontro per un motivo preciso. Il nostro compito, nei prossimi mesi, è semplicemente assicurarci che, quando arriveranno, trovino un luogo degno della strada percorsa.
Segui il restauro
Continueremo a raccontare la storia di Via San Francesco Assisi mentre i due edifici tornano in vita — l’artigianato, le scoperte e la storia che li circonda. Seguici e iscriviti per essere tra i primi a sapere quando le porte apriranno.